curatore esposizioni di arte moderna e contemporanea CLAUDIO RIZZI : critico d'arte  




PUBBLICAZIONI 1995

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EVVIVA

Autore: Claudio Rizzi, Sara Bodini
Editore: 1995 - pagg. 78 - Ed. Il Vicolo


Introduzione

Sara Bodini è molto giovane; anzi, è supergiovanissima: infatti ha dodici anni. Claudio Rizzi, invece, è ben più anziano. E non abbiamo osato porre domande sulla sua età. Lei conosce i bambini perché li ha frequentati naturalmente fin dalla nascita. Lui, invece, pur ricordando ormai poco della sua fanciullezza, conosce i bambini, o meglio ancora i bambini adulti, da quando insegnava presso le scuole medie. Inoltre, mentre per lei, bambina, è normale essere pronta a diventare grande, per lui, adulto, è quasi normale essere pronto a tornare bambino. Sara disegna per fare compagnia alla sua immaginazione e Claudio scrive per isolarsi solitario. Anche questi punti di contatto hanno favorito la loro collaborazione. Sara e Claudio sono amici e non si danno del Lei. Così hanno lavorato insieme molto bene. Certo, senza la bella attitudine al disegno di Sara Claudio non avrebbe scritto le fiabe. Sara è il motore di questo libretto. Claudio è il pretesto. Ma non diciamolo ad alta voce, perché potrebbe amareggiarsi. Sappiamo che loro due, una sera, si sono incontrati una cena al ristorante con gli adulti. E seduti là in fondo, un po' in parte dai discorsi seri hanno pensato a queste fiabe. E hanno immaginato molti bambini sereni intenti leggere. Poi hanno pensato alle mamme, dieci minuti televisore spento, nella tranquillità della loro casa intente a raccontare. E soprattutto hanno pensato a Giulia. Veramente, quella sera, Giulia non era ancora nata nessuno sapeva che si sarebbe chiamata Giulia; m che importa, loro sapevano che Paola stava per diventare Mamma. Evviva. Allora hanno pensato a queste fiabe: per allegria.

Nota editoriale



Incipit

Storie di antiche radici

Erano in due. Un fiore rosa e un fiore azzurro. Si volevano bene, molto bene, e volevano sposarsi e poi rimanere uniti per tutta la vita. Ma non potevano perché erano lontani. Stavano lì, dove il terreno si appianava a valle, fra il pendio del paese arroccato in cima e il piccolo colle del santuario. Ma erano lontani: e per loro che si amavano, quella distanza era un abisso. Allora i fili d'erba, gli altri fiori, i cespugli, si passarono parola e cercarono tutti insieme un modo per dare felicità ai due fiori innamorati. Nella notte, nel vento, mentre tutto sembrava dormire e anche il paese spegneva le ultime luci, erbe, fiori e piante parlarono fra di loro, ascoltati solo dalla luna e dalle nubi che passavano curiose. Allora due vecchi alberi, che ricordavano ancora l'antico tracciato di un sentiero scomparso, quando il paese era dominato dallo straniero e le donne e i bambini erano fuggiti lontano, quei due vecchi alberi, imperterriti da sempre nel sole e nella pioggia, si offrirono per allungare le radici, di qua, di là, insieme...





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