curatore esposizioni di arte moderna e contemporanea CLAUDIO RIZZI : critico d'arte  




PROGETTI CONDIVISI 2006

[2008] [2006]



ALESSANDRO SAVELLI - SEVIDLAM

Data: 3 - 26 maggio 2006
Sede: Milano, Spazio Guicciardini, via Guicciardini 6
Patrocinio: Provincia di Milano
Collaborazione: Provincia di Milano, Ad Acta


L'infinito è nitidamente percepibile nel lavoro di Alessandro Savelli. Il senso, l'imperscrutabilità, l'annullamento della dimensione, assumono riconoscibilità quasi fossero descritti, e si tratta invece di evanescenza ed evocazione. Strumenti di una pittura che, rinunciando alla pronuncia figurativa, tende a liberare l'interiorità di scrittura quanto di lettura. Lo spazio diviene territorio connaturale e si tramuta in spazio esistenziale, dell'animo e del sogno, di memoria e fantastico, riferimento obiettivo e proiezione immaginaria. Ne sono testimonianza i tagli prospettici che sin dagli anni Settanta personalizzano i dipinti di Savelli, ardita proposizione di contrapposte verticalità grazie alle quali un muro scrostato pare divenire paesaggio in piano e profondità mentre, viceversa, una visione paesaggistica appare eretta come prominenza frontale a preclusione di un oltre possibile nell'immagine come nell'immaginazione. Anche la notte, nelle opere di Savelli, assume fattezze di immediatezza visiva e forte presenza di colloquio in approfondimento di intimità. L'essenza del giardino, titolo frequente nel corso dell'opera di Savelli, si riconosce nel lessico di questa pittura, si evidenzia nell'infiorescenza immaginifica delle volute di colore e delle allusioni espressive, si libera nella freschezza di segni e rimandi che tornano coerenti nel fluttuare di vento. Nel recente ciclo di pittura, invece, la visione di isole a costellazione determina la stesura di un oceano di luce nella navigazione del pensiero.



Testo in catalogo di Claudio Rizzi:

Nell'edizione monografica recentemente dedicata ai trent'anni di pittura di Alessandro Savelli, la biografia pubblicata non risulta estesa da un redattore ma più semplicemente raccontata, in prima persona, dallo stesso Savelli.
Mentre un cospicuo apparato critico documenta e sottolinea la qualità del suo lavoro, Savelli, quasi a smitizzare il tutto e riportare i toni alla normalità, brevemente si ritrae.
Lontano da qualsiasi tentazione d'enfasi, pare sfogliare un album di ricordi recenti, inquadra le figure di famiglia riservando loro didascalie di sintesi e di affetto, omettendo poi successi e traguardi d'artista. Risultano le scelte fondamentali, le vocazioni portanti; e tutto il resto, palcoscenico, locandine e consensi, si eclissa nella consapevolezza di inopportunità di compiacimento.
Il rigore della sua pittura collima con la naturalezza dei modi. I toni, nel dipinto come nella voce, non esasperano mai l'equilibrio modulato dalla spontaneità che determina coerenza di continuità tra l'uomo e l'artista.
All'indole riflessiva nell'annotazione come nella deduzione, corrisponde in pittura l'articolazione del territorio visionario, come se la sfera razionale governasse il mondo onirico e l'allusione del sogno si trasformasse in panorama.
La visione si traduce in immagine e si costella di dettagli come se il sogno domandasse il racconto. Eppure non si tratta mai di racconto ma di percezione suggestiva in grado di evocare dati concreti e universali tanto da divenire appetibili e riconoscibili in entità di comune appartenenza. La realtà della pittura si consolida sul fondamento astratto e induce alla persuasione di riferimenti realistici anche in presenza di pura sintassi evocativa.
Una citazione della memoria accende il processo della suggestione e comporta l'interpretazione veristica, o perlomeno verosimile, in forma di lettura possibilista. Si tratta di un esito, non di un fine. Savelli non opera per conseguire il risultato ma semplicemente per esprimere la propria pittura che emana da intima poetica. Quello che avviene poi, bene o male, tanto o poco, è pertinenza dell'osservatore.
Non è nemmeno necessario che lo spettatore si ponga in sintonia con il sentimento dell'autore: è solo importante che il linguaggio azioni il meccanismo della lettura e produca una interrelazione soggettiva. Ognuno sarà libero di trascrivere una propria verità, proiettare singola emotività riacquistandone poi diritto e possesso, esercitare un percorso interiore sulla traccia dell'artista.
Il concetto di evocazione non è perimetro esclusivo del pittore ma dinamica comune, assimilabile e coinvolgente, plurale e complementare. La suggestione appartiene ai meandri della mente, proviene dallo scrigno della memoria o dell'inconscio, anima la scrittura come la lettura, può risultare suggerimento e divenire assimilazione.
Lo spazio di influenza è assolutamente superiore all'area della descrizione e il limite si estende sempre più con l'avanzare del processo di autonomia.
Le coordinate esistono quali riferimenti di equilibrio ma non impongono una rigida definizione e determinano navigazione in libertà.
Sono i punti cardinali nella rotta di Alessandro Savelli.
Un viaggio intenso più di trent'anni, iniziato da un paesaggio che era suggestione e approdato oggi a una suggestione che è paesaggio.
Un grande percorso di continuità, che non condivide assolutamente le ovvietà del circolo chiuso né la sigla di ripetitività. Ma esalta anzi la coerenza e l'approfondimento di una poetica leale e interiore che si esprime naturalmente, che urge per emergere.
L'osservazione, quando dotata di capacità poetica, diviene contemplazione e percezione. Una forma di abbandono non estatico o passivo ma, anzi, estremamente dinamico nella tessitura di rapporti e concetti che condurranno dalla cosa all'infinito.
E proprio l'infinito è nitidamente percepibile nel lavoro di Savelli. Il senso, l'imperscrutabilità, l'annullamento della dimensione, assumono riconoscibilità quasi fossero descritti e si tratta invece di evanescenza ed evocazione.
Strumenti di pittura che rinunciando espressamente alla pronuncia figurativa tende a liberare l'interiorità di scrittura quanto di lettura.
Lo spazio diviene territorio connaturale e si tramuta in spazio esistenziale, dell'animo e del sogno, di memoria e fantastico, riferimento obiettivo e proiezione immaginaria.
Spazio del tempo, dell'inconscio e dell'apparenza, sembianza e tramutazione. Ne sono testimonianza i tagli prospettici che sin dagli anni Settanta personalizzano i dipinti di Savelli, ardita proposizione di contrapposte verticalità grazie alle quali un muro scrostato pare divenire paesaggio in piano e profondità mentre, viceversa, una visione paesaggistica appare eretta come prominenza frontale a preclusione di un oltre possibile nell'immagine come nell'immaginazione. Collusione espressiva di legittimità poiché lo spazio poetico si propone istantaneo e si raffronta antistante determinando intensa dinamica.
Anche la notte, ulteriore ricorrenza, assume fattezze di interlocuzione ravvicinata, immediatezza visiva e forte presenza di colloquio in approfondimento di intimità.
Eppure questa sintassi di prospettiva accorpata non risuona mai aggressiva e, nonostante l'incombere dell'immagine suggestiva, risulta ospitale nei richiami di interpretazione. L'essenza del giardino, titolo frequente nel corso dell'opera di Savelli, si riconosce nel lessico di questa pittura, si evidenzia nell'infiorescenza immaginifica delle volute di colore e delle allusioni espressive, si libera nella freschezza ondeggiante di segni e rimandi che tornano coerenti nel fluttuare di vento.
Un moto interiore che diviene gesto ondeggiante. Un tratto dell'indole che conduce l'osservatore a percorrere sensazioni percettive prive di cuspidi e asperità, modulate anzi nel procedere morbido quasi approfondimento necessario nel piacere della scoperta. Che non appartiene solo all'osservatore ma prima di tutto all'artista: scoperta del mondo oltre la definizione dell'apparenza, scoperta di sé e dello spazio interiore, dei significati del viaggio e delle verità della memoria. Sino a partecipare in tutt'uno, oppure a fondere, visibile e suggestione, concreto e fantastico, dimensione e proiezione.
Come affiora nel recente ciclo di pittura, ove la visione di isole a costellazione determina la stesura di un oceano di luce nella navigazione del pensiero.

Claudio Rizzi





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