curatore esposizioni di arte moderna e contemporanea CLAUDIO RIZZI : critico d'arte  




ESPOSIZIONI 2010

[2011] [2010] [2009] [2008] [2007] [2006] [2005] [2004] [2003] [2002] [2001] [2000] [1999] [1998]



SEGNO, SIMBOLO, SINTASSI
ELENA STRADA, LUCIO PERNA, ANTONIO PIZZOLANTE

Data: 4 settembre - 3 ottobre 2010
Sede: Mantova, Galleria Errepi Arte, via Accademia 17
Patrocinio: Regione Lombardia, Provincia di Varese e Provincia di Mantova
Collaborazione: Ad Acta, Comune di Maccagno e Civico Museo Parisi-Valle


Inaugurazione 4 settembre ore 18.00

Nel 2009, con la mostra “Allegorie della scrittura - Mario De Leo, Raffaele Penna, Grazia Ribaudo”, il Museo ha sperimentato la collaborazione con la Galleria ErrepiArte di Mantova e la partecipazione all’ambito collaterale del Festival della Letteratura che annualmente si tiene a Mantova all’inizio di settembre.
L’ottima esperienza e il grande riscontro di pubblico ottenuto in quell’occasione inducono oggi a rinnovare il progetto mantenendo inalterato un rapporto non solo ideale con la scrittura e con il tema del Festival.
Questa mostra esordisce ora a Maccagno e verrà riproposta a Mantova alla vigilia della grande rassegna letteraria condividendone il fermento, l’intensità di dibattito e la vivacità culturale.
Una forma di collaborazione agile, motivata dal desiderio di ampliare il raggio di azione e favorire la diffusione dei progetti nella condivisione dei costi, capace di collegare nel Patrocinio Istituzioni geograficamente lontane.
Un modo concreto per “fare sistema”, concetto predicato spesso e frequentemente disatteso.
“Segno, simbolo, sintassi - Elena Strada, Lucio Perna, Antonio Pizzolante” si propone nella continuità programmatica del Civico Museo di Maccagno mirando ancora una volta all’approfondimento dei linguaggi della Contemporaneità e, come attori chiamati in scena, invita tre artisti a interpretare il soggetto.
Il segno spontaneo e perentorio di Elena Strada riecheggia gli albori dei graffiti rupestri, la prima traccia della parola incisa. Scava nel tempo e percorre il quadro come venatura sottile o spartito dell’emozione.
La visione di Lucio Perna è prospettiva di lettura dell’infinito, mappa geografica di proiezione alla scoperta dello spazio esistenziale, simbolo di percorso, memoria e immedesimazione. Una pergamena antesignana di intimo diario.
La struttura composita di Antonio Pizzolante racchiude il tempo: radici, sedimenti, reliquie.
Aleggia la trasparenza del presente ma prorompono le voci dell’antico. È sintassi di terra sacra, di gente umile, di cori e canti di fede.
Personalità distinte nella formazione, nella poetica e nell’intonazione ma insieme accendono un dialogo intenso animato da rimandi, riferimenti e raffronti. Ognuno di loro dispone saldamente di doti tecniche e linguistiche e potrebbe essere interprete unico del tema “segno, simbolo, sintassi” ma la coralità di lettura accentua i valori formali ed evidenzia la suggestione dei contenuti.Pittura e materia si dispongono in scena come pagine aperte, motivo di percorso o viaggio percettivo, suggerendo la parola nella risposta emotiva.
E il pubblico può salire in palcoscenico e, nella dialettica delle opere a confronto, fare propria la sceneggiatura.

La presentazione della mostra è affidata ai critici d’arte Paola Artoni e Claudio Rizzi, autori anche dei saggi pubblicati nel catalogo edito da Silvia Editrice.



Testo in catalogo di Claudio Rizzi:

Segno, Simbolo, Sintassi

Come in un atto teatrale, tre attori interpretano il soggetto.
Il linguaggio dell’arte, partendo dall’epoca moderna e attraversando il ‘900, ha compiuto una magnifica evoluzione. Talvolta appare come rivoluzione o anarchico stravolgimento di canoni inflessibili. Invece si tratta di una linea coerente in logica sequenzialità.
Il linguaggio parlato e scritto, fondamento della più aulica letteratura, ha seguito un percorso parallelo ma nella quotidianità di utilizzo e nella strumentalità di comunicazione ha riscontrato maggiore confidenza pur dissimulando la reale comprensione dei motivi. Al contrario, l’arte contemporanea, per vasti strati di pubblico, risulta ancora enigmatica, imperscrutabile se non assurda.
La parola ha vissuto una prospettiva di semplificazione lessicale e di pensiero tesa all’immediatezza nella coesione popolare. Un processo di impoverimento incurante del declino e perpetrato nell’apparenza di adesione al vero, contaminato da mode ed effetti speciali all’insegna di una omologazione generica e impersonale.
L’arte ha tracciato una rotta opposta: dalla sudditanza ai dettati prestabiliti è transitata alla piena autonomia espressiva liberandosi dal debito narrativo verso l’oggettività e affrontando i territori emotivi della soggettività.
Parola e immagine, lettere e arti visive, hanno sempre intrecciato intensa complementarità, reciprocità di riferimento e sostegno, celebrazione dei rispettivi contenuti nel ritrarre le voci della Storia come nella documentazione dei valori artistici.
Un cammino parallelo, talvolta condiviso in grande passione nella dialettica di alti ideali e nel dibattito intorno all’estetica.
Vasi comunicanti nell’affinità di intenti e talora nella trasposizione dei ruoli. La scrittura che delinea e dipinge la figura letteraria e, d’altro canto, pittura e scultura che evocano la memoria e liberano la poesia.
Tanto più oggi, nell’epoca tecnologica, nell’arduo equilibrio tra elogio del progresso e sfrenata pratica dell’eccesso, la parola e l’arte riaccendono i valori dell’intelletto e ne rivendicano il ruolo.
La letteratura ha coadiuvato l’arte quando la divulgazione dell’immagine era invalicabile ostacolo. In epoca contemporanea, e non di rado, la pittura ha adottato la parola riconoscendone non solo il valore di simbolo ma di essenza.
E se la scrittura patisce nella prassi sincopata degli sms e delle e-mail, la pittura la soccorre, ne recupera l’anima e le restituisce statura congenita.
Perché agli albori dell’umanità tutto nasce insieme: il segno è simbolo e diviene parola e concetto.
Il disegno è figura e determina la comunicazione. Con la definizione del pensiero interviene la sintassi ed attua la struttura espressiva che assume forma come chiarezza di immagine.
Segno simbolo e sintassi calcano la scena oggi come pietre miliari dell’umanità, lunga linea di raccordo che conduce dalla scoperta del mondo alla contemporaneità.
Il gesto musicale di Elena Strada riecheggia il tratto dei graffiti rupestri, prima traccia della parola incisa. Un segno spontaneo e perentorio che scava nel tempo e percorre il quadro come venatura sottile o spartito dell’emozione. Un’architettura della forma a delineare i campi del sentimento spesso autoreferente.
La visione di Lucio Perna è prospettiva di lettura dell’infinito, mappa geografica dello spazio esistenziale, territorio di viaggio, memoria e immedesimazione. Una pergamena antesignana di intimo diario per testimoniare il mondo nell’attimo della percezione. Un macrocosmo di fascino e d’ignoto che diviene luogo dell’animo nella tensione d’ascolto.
La struttura composita di Antonio Pizzolante racchiude il tempo: radici, sedimenti, reliquie. Aleggia la trasparenza del presente ma prorompono le voci dell’antico.
La libertà poetica si coniuga all’evocazione del valore oggettivo, del vissuto universale. Risuonano brani di terra sacra, di gente umile, di cori e canti di fede.
Personalità distinte, dotate di cospicuo patrimonio espressivo, singolarmente artefici di un mondo poetico che non soffre subalternità e non necessita di correlati complementari.
Il deserto di Lucio Perna è la tabula rasa ove scrivere le gesta, le leggi e le colpe dell’uomo, pagina immensa di passato e futuro, giorni bianchi e giorni neri, annali, fasti e baratri. L’orizzonte è la meta, l’illusione miraggio e il cammino senza approdo.
La manualità di Antonio Pizzolante reincarna il mito antico del Demiurgo capace di innalzare la sfera umana all’Olimpo, recupera, reintegra e nobilita. Tramuta l’oggetto in personaggio, gloria e pietas, regala un’anima e attribuisce un’altra dimensione.
L’improvvisa apparizione dell’immagine in Elena Strada è balenio della consapevolezza, dialogo tra segreti dell’animo e manifestazione del reale, tensioni contrapposte e affioramento di sensi. Inattesa rivelazione del vero e profonda conquista.
Identità definite e mature nelle proprie prerogative: il paesaggio interiore e la percezione emotiva in Elena Strada, il richiamo d’oltre limite o tentazione di Ulisse in Lucio Perna, lo scrigno dei reperti come sapori del tempo in Antonio Pizzolante.
Benché distanti nei singoli caratteri, poste a raffronto nella dinamica espositiva, le opere dialogano instaurando rapporti e rimandi, riferimenti e inattese attinenze. Sono testi autobiografici e pagine di introspezione, metaforicamente autoritratti.
L’attimo di percezione intensa, stupore della scoperta e sgomento domato per Elena Strada; la magia dell’orizzonte, richiamo di fascino imperativo in Lucio Perna; la sedimentazione della memoria nel cammino dell’umanità in Antonio Pizzolante.
Apparentemente lontani, i temi convergono tutti nell’intensità di focalizzazione. Mostrano equivalenza di sensibilità e indicano comunque un paesaggio: dell’anima, dell’attesa o del tempo.
Liberi da ogni vincolo narrativo, attingono all’inchiostro della verità interiore e in questo denominatore comune si stagliano punti di contatto e tessiture di avvicinamento.
Perché le ottiche non sono compartimenti stagni ma oasi di riflessione ove confluiscono conoscenza, rispetto e reciprocità.
Forse Strada, sedimentata la meraviglia dell’istante, affronterà il percorso dell’universo e Perna, al tramonto di un deserto, ritroverà traccia d’antico e scrigno del tempo, mentre Pizzolante riconoscerà nelle vene dell’ulivo secolare il candore di un attimo improvviso.
Una licenza di fantasia, visionaria trasposizione di ruoli, per immaginare l’infinito nell’incanto della suggestione.


Claudio Rizzi





biografia
  contatti
   
  esposizioni
  pubblicazioni
  cataloghi mostre
  progetti condivisi
   
  news
  links
   
  home page


sito a cura di Grazia Ribaudo artista web-developer
© 2010 Claudio Rizzi - Milano e-mail