curatore esposizioni di arte moderna e contemporanea CLAUDIO RIZZI : critico d'arte  




ESPOSIZIONI 2010

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ACQUISIZIONI 2010

Data: 28 febbraio - 18 aprile 2010
Sede: Maccagno, Civico Museo Parisi-Valle, via Leopoldo Giampaolo 1
Patrocinio: Regione Lombardia e Provincia di Varese
Collaborazione: Ad Acta, Comune di Maccagno e Civico Museo Parisi-Valle


Inaugurazione sabato 27 febbraio 2010 ore 17.30

Dopo le edizioni “Acquisizioni 2006”, “Acquisizioni 2007”, “Acquisizioni 2008” e “Acquisizioni 2009”, che hanno condotto alle Raccolte permanenti del Civico Museo circa duecento opere d’Arte Contemporanea, viene oggi presentata la mostra “Acquisizioni 2010”.
Prosegue dunque il progetto pluriennale mirato a conferire nuove opere a incremento stabile del Patrimonio del Museo. Nuove pagine d’arte, dipinti, sculture e incisioni, vengono accolte e presentate oggi, integrandosi nel ricco panorama già esistente e alimentando una dialettica sempre più vivace nel comprendere lo sviluppo del linguaggio artistico e la sua molteplicità espressiva.
Con questa tornata il Museo è dotato complessivamente di circa duecentocinquanta opere che testimoniano l’attualità e la contemporaneità, con particolare attenzione alle tecniche, tematiche, poetiche e tendenze che, dalle pagine della tradizione, volgono a caratterizzare il presente, delineare la coerenza di continuità e mirare al futuro.

In questa quinta sessione di Acquisizioni approdano al Museo cinquantasei nuove opere appartenenti ad:

Herman Amann, Samuele Arcangioli, Mario Arlati, Antonio Armano, Ako Atikossie, Giuseppe Ayna, Orazio Bacci, Marco Baj, Filippo Barbieri, Fiorenzo Barindelli, Giovanni Beluffi, Giampiero Bonomi, Bruno Bordoli, Matthias Brandes, Gianni Brusamolino, Erica Campanella, Carmine Caputo di Roccanova, Marilù Cattaneo, Rosita Celorio, Franco Chiarani, Maurizio Collini, Vittorio D’Ambros, Angelo De Boni, nne De Kervasdouè, Marina Falco, Max Falsetta Spina, Marica Fasoli, Pieralberto Filippi, Nicoletta Frigerio, Andrea Giovannini, Carmelo Grasso, Enzo Guaricci, Patrizia Lovato, Lorenzo Manenti, Bruno Marcelloni,
Giorgio Melzi, Gianfranco Nicolato, Teresa Noto, Maria Papa, Mario Paschetta, Vanni Saltarelli, Giorgio Sovana, Isao Sugiyama, Vania Elettra Tam, Sandra Tenconi, Jelica Tipìc’, Walter Trecchi, Paolo Valle, Giacomo Vanetti, Roberto Vecchione, Valentino Vidotti, Dario Zaffaroni, Piergiorgio Zangara.

Grazie alla consistenza della Raccolta, il Museo potrà intessere mostre a tema e rassegne didattiche attingendo al proprio patrimonio e operando in autonomia. Potrà concedere prestiti, diffondere, valorizzare e favorire iniziative esterne. Documentare in forma sinottica coralità e pluralità, geografia contemporanea dell’arte.
Acquisire significa crescere e il Museo Civico di Maccagno oggi si pone a pieno diritto tra le Istituzioni culturali di maggiore continuità nella programmazione, nella coerenza espositiva e nella realizzazione del programma, che prevedeva, come perno di forza nel tempo, il progetto “Acquisizioni”.

A cura di Claudio Rizzi, con coordinamento di Ad Acta, Patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Varese, catalogo Silvia Editrice, la mostra propone al pubblico un ampio e ulteriore capitolo della contemporaneità



Testo in catalogo di Claudio Rizzi:

Acquisizioni 2010

Trattare d’arte richiede consapevolezza dei parametri di priorità e rispetto della misura.
Assistenza sociale, sicurezza, istruzione, infanzia, ambiente, eccetera, rappresentano certamente temi di primaria importanza per la collettività: eppure l’arte, che non tempra il corpo ma plasma lo spirito, può richiedere a buon diritto spazio di attenzione.
L’Arte non è avulsa dalla società. Anzi, ne è traccia profonda, indelebile.
È testimonianza e talvolta anticipazione. Metro della condizione esistenziale, della percezione sociale, della fuga, della proposta, dei luoghi dell’anima.
L’artista non è un isolato, torre d’avorio o spazio aureo. È in carne ed ossa, legge e vive il contesto dell’attualità. La facoltà d’astrazione e d’assenza vale per lui come per tutti ma il disinteresse sociale è raro e la casistica suggerisce il contrario.
L’arte è un filtro della società, ne interpreta evoluzione e tensioni, anfratti, contraddizioni, radici e tematiche.
Esempi tangibili si riscontrano nell’intimismo di certo informale, nella poetica della memoria, nell’analisi della scrittura, nella traduzione del lessico, del simbolo e della comunicazione, nell’indagine della figura come nell’angolazione psicologica del ritratto, nella visione urbana oppure nel rigore di ragionamento mirato al colore, ai rapporti spazio-forma, all’armonia degli elementi strutturali, ovvero, al valore della purezza, della sintassi, del costrutto di un mondo in simbolo.
Nell’opera, nel lavoro di una vita, l’artista riprogetta l’universo, delinea ideali od orizzonti rifugio, recupera territori dismessi e umanità annebbiata. Prospettive inverosimili eppure segnali di sofferenza del reale e indici di ipotetica alternativa.
La società incombe e invade tutto, penetra dalla spina del televisore, dalle pubblicità palesi e occulte, dall’imposizione dei consumi e dalla convenzione dell’effimero. Per evadere dal grande fratello e dalle mendaci apparenze dei talk show, una via di fuga si apre all’arte.
Musica, teatro, letteratura, pittura, scultura e altre branche connesse. Spazio illimitato, respiro di sentimenti, di memoria, di fantasia. Un’agorà dell’intelligenza, benché il tema non sia in auge come una volta. Un territorio di incontro, di scambio e dialogo.
L’arte contemporanea richiede la sinergia dell’osservatore. In grande misura, non racconta e non raffigura, non impone contenuti definiti e obbligatori ma sollecita la compartecipazione del pubblico: la soggettività dell’interpretazione, l’autonomia della suggestione e la libertà di lettura. Non è una pagina chiusa, anzi, al contrario, attende un intervento attivo e dialettico.
Il mondo esterno pulsa e bussa. L’arte emana risposte, talvolta intimistiche come scrigno emotivo, talora forti di ipotesi, proposte e passioni; non è negazione della realtà ma neppure accetta ruolo subalterno di connivenza e sudditanza. Poi, si sa, le eccezioni esistono ovunque e confermano la regola.
Il museo è l’aula magna di incontro e confronto: l’arte e il pubblico, la società all’esterno, il dibattito in sala.
Lungi dall’idea di silenzio e muffa, il museo è l’habitat naturale per la documentazione dell’arte nello spazio territorio-tempo, nell’evoluzione, nelle dualità espressive di tesi e antitesi.
Le collezioni private, come le gallerie d’arte, godono la facoltà di scelta e preferenza soggettiva. Il museo risponde al compito istituzionale di obiettività nel rispetto del pubblico e della pluralità.
Il museo d’arte contemporanea non può arrogarsi un diritto di predilezione di tendenza, di preclusione di linguaggi o, tanto peggio, di preferenza di correnti in funzione mercantile né politica, come avveniva, nell’ultima reviviscenza della contrapposizione ideologica, negli anni ’50 e ’60, combattendo anacronisticamente sul discrimine tra astrazione e figurazione.
Il museo deve documentare l’arte alla gente. Naturalmente, selezionando. Inquadrare il panorama, focalizzare i valori e proporli al pubblico. Questo è il compito.
Tante chiacchiere che si innescano intorno all’argomento sintetizzano la confusione che regna in materia e l’incapacità di idee, progetti e programmazione degli addetti ai lavori.
Oggi, inoltre, il museo ottempera a ulteriore funzione pubblica: risponde all’assoluta esigenza di chiarezza nella comunicazione e nell’identificazione dei valori.
Sino agli anni ‘80, benché non si fosse registrata grande correlazione, le strade del mercato e delle istituzioni procedevano di buon accordo. Nell’assenza di una concreta politica museale dedicata all’arte moderna e contemporanea, tamponava la falla la considerazione dei valori storici. Il museo predicava la Storia e il mercato ne mostrava rispetto anche nell’evoluzione di continuità.
Si succedevano le generazioni degli artisti e tra questi si “eleggevano” i maestri, con opinabilità ammissibile ma con criterio sostanzialmente condiviso.
Negli anni ‘80 l’apogeo del benessere e la sinuosa invadenza di quella sete di potere che si manifesterà negli anni ‘90, produce un sostanziale mutamento dei canoni comuni, tradotto poi in stravolgimento grazie anche alla retorica della fine secolo e inizio nuovo millennio.
Abbasso il passato diviene, tacito o scandito, lo slogan di chi non intende concorrere sulle basi di valori riconosciuti ma, sovvertendo tutto, propone la presunzione della novità e ne afferma l’assolutezza.
Il vecchio, come accade nella vita, deve andare nel dimenticatoio e al suo posto deve trionfare il nuovo.
Intervengono in questa fase due fenomeni complementari e paralleli: il ricambio generazionale di una quota di mercanti e galleristi e l’assunzione, o il predicato, del concetto di investimento come volano della scelta in arte.
Il pubblico viene convinto e l’approccio non risulta più di carattere estetico ma finanziario. L’incongruenza è forte ed evidente: perché priva l’arte della propria genetica inculcando elementi estranei e asserisce una certezza, di incremento di valore, illogica e incerta in un manufatto. Persino la filatelia e la numismatica, forme consolidate di collezionismo storico, insegnano che non tutti i pezzi si rivalutano nel tempo.
L’investimento in arte esiste ma non è garantito e diffuso come si dice. Necessita individuare i motivi di fondatezza ben oltre le parole.
Per proporre l’investimento occorre disporre di titoli sul mercato: ma quelli già esistenti e accreditati non consentono forti profitti derivanti dalla transazione, dunque, meglio immetterne altri e nuovi. La qualità è secondaria: conta la strategia. Un procedimento simile a quanto successo con la new economy. Invece la bolla degli estrogeni dell’arte attende ancora lo scoppio.
In questo contesto regna sovrana la confusione del pubblico. Non è compito del museo ergersi a tutore degli investitori o aspiranti tali ma è dovere istituzionale destinare al pubblico elementi di comprensione, di lettura e di orientamento.
Documentare, diffondere e valorizzare, in prospettiva critica e storica, sono linee portanti e condivise dagli Enti amministrativi.
Offrire pagine di consultazione, angoli di riflessione per assimilare confidenza in materia.
Questi presupposti, e altre considerazioni, hanno motivato il progetto “ Acquisizioni”, nato nel 2006 e giunto ora alla quinta tornata. Il Civico Museo di Maccagno, in questo tempo, ha incrementato il proprio patrimonio, consistente nella donazione iniziale effettuata da Giuseppe Vittorio Parisi e dalla consorte Wanda Maria Valle, allestendo una ricca panoramica dell’attualità.
La Raccolta del Museo rappresenta oggi uno dei pochi esempi di attenzione al contemporaneo in Lombardia ma questo, sebbene motivo di soddisfazione, non era e non è l’unico obiettivo.
Due finalità parallele animano il progetto. Riservare agli artisti uno spazio di palcoscenico, troppo frequentemente negato dalle strategie del mercato, e allestire un percorso di conoscenza e di orientamento per il pubblico, che rimane sempre il vero e grande interlocutore del Museo.
Punti cardinali che incoraggiano l’impegno del viaggio.

Claudio Rizzi





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