curatore esposizioni di arte moderna e contemporanea CLAUDIO RIZZI : critico d'arte  




ESPOSIZIONI 2008

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ROLANDO PERSI

Data: 30 marzo - 4 maggio 2008
Sede: Lecco, Torre Viscontea, Piazza XX Settembre 3
Patrocinio: Provincia di Lecco
Collaborazione: Comune di Brivio e Comune di Lecco


L’Amministrazione Comunale e la Cittadinanza di Brivio, hanno voluto rendere un omaggio alla personalità artistica e all’opera di Rolando Persi, da molti anni concittadino, maestro e personaggio a Brivio.
Pittore, insegnante, testimone e artefice dell’evoluzione generazionale, Rolando Persi è divenuto un riferimento, voce e anima della Comunità, nel tessuto sociale, nel paesaggio, nella poesia del luogo.
Per valorizzare e diffondere, per comunicare la vitalità lirica di Rolando Persi, Brivio ha ideato questa mostra, accolta dal Comune di Lecco con sensibilità e attenzione ai valori del territorio.

La mostra
Una vita percorsa nella pittura e nella riservatezza.
Senza clamori, senza pretese, solo il palpito sottile della suggestione.
Scenari di luce e di silenzio, solitudine nello sguardo e coralità nell’animo. Il fiume, l’acqua simbolo del tempo che scorre, riverberi, ombre, apparente immutabilità dei gesti, dell’uomo, delle cose, mentre si susseguono le stagioni e il sole volge al declino.
La tavolozza di Persi coglie l’istante nella sua universalità, ferma l’attimo per scoprirne una vibrazione, sembra narrare, invece allude, evoca e suggerisce.
Con grande libertà di tecnica e linguaggio, Persi è pittore di una terra, di una tradizione, di un sentimento, radicati nel luogo e nel nome ma soprattutto testimoni di grande umanità.

Dal 10 al 25 maggio 2008 la mostra viene riproposta alla Biblioteca Comunale Pietro Frigerio di Brivio (LC).



Testo in catalogo di Claudio Rizzi:

Genova rimane nell’animo, scorre nelle vene. Lo insegnano poeti e marinai. Chi nasce genovese lo è sempre, non importa dove.
Gente di mare, di scoglio, d’altura; gente che ha educato le barche e il monte, ha lottato rispettando il vento, il sole e coltiva là dove era roccia.
Gente di poche parole e grande poesia, radicata e lontana, il mondo aperto ma sempre ai piedi della lanterna.
Rolando Persi ha navigato la vita in pittura. Genova è traversata e ritorno, partenza e approdo; Brivio è l’angolo della quiete.
L’ansa, il nido, eppure quel ponte, uno dei pochi sull’Adda, è traghetto, congiunzione e discrimine, la casa e l’oltre.
A Brivio un giorno Rolando Persi si soffermò e non salpò più. Ma non ha cessato di navigare: la pittura è il suo mare.
In rotta verso l’orizzonte, nella libertà della brezza e nella natura circostante Brivio, Persi ha dipinto il mondo.
Bagaglio di viaggio, il sapore e il piacere della cultura. La capacità di rapportare la musica alla sinfonia del colore e il tono della pittura alla misura dell’orchestra.
Segno, luce e spazio a dipingere evanescenti suggestioni, atmosfere e sintesi di evocazione che dal particolare oggettivo invadono l’animo e la memoria.
Brivio, la storia, la gente, si riconoscono nei quadri di Persi, anzi attingono e alimentano le radici. E a Brivio, nelle sue acque, nella sua terra, Persi ha calato l’ancora e ha scritto lunga parte della sua vita.
Persi sembra raccontare Brivio, pare un ritrattista del paesaggio, un cantore del luogo nella meraviglia dell’istante.
Questo è il risultato apparente del dipinto. In realtà Persi è oltre e dentro, in profondo, non solo a Brivio ma alle fonti del mondo.
La bellezza, dell’ambiente come della pittura, non è fine ultimo, prospettiva di conquista e di approdo, ma strumento per raggiungere il fine, percorrere la strada che separa e conduce, favorire il cammino e attrarre sino alla meta.
La bellezza è compagna di viaggio per guidare all’emozione, per ritrovare animo e sentimento, per ascoltare un palpito e riconoscere l’esistenza.
Il luogo diviene colore, l’atmosfera si traduce in suggestione, tocca la memoria e anima l’evocazione. Allora la vita si dipinge oltre il dettato del pittore, varca i confini del quadro, si riappropria di ricordo e immaginazione, genera affetti taciuti o dimenticati sino a scolpire pagine inedite e persino inattese.
Tutto ciò avviene nei lettori. L’autore non ha redatto la sceneggiatura. Ha solo toccato le corde e aperto il sipario.
Gli spettatori, consapevoli o inconsci, divengono attori e protagonisti, salpano da un quadro dipinto e navigano il mare del sentimento.
Il soggetto dipinto non era conclusione ma inizio del viaggio, sprone e non soluzione.
La bellezza, o meglio la percezione di bellezza, è lo strumento per chiamare a raccolta e indurre al cammino. Anche la favola attrae e conduce all’insegnamento. Anche l’amore scatta da un impulso di spontanea attrazione.
La soggettività della bellezza, ribadita nella semplicità di un detto popolare, consente alla regola di essere universale senza divenire restrittiva.
Se il bello fosse assoluto, metà del mondo avrebbe vita e metà no. La relatività del bello consente dialettica e sopravvivenza.
Rolando Persi conosce bene queste fondamenta e le semplifica senza enfasi didattica.
Dipinge il quadro sapendo che sarà spartito musicale nell’esecuzione dei lettori. Come una mappa tracciata nei punti cardinali per disegnare poi, e in proprio, ogni singolo viaggio.
L’arte non è aritmetica, è disciplina intellettuale, conduce alla società e al suo divenire. Non è assioma sebbene sia una forma di fede.
Nella dialettica delle tesi occorre rispetto e questo induce a non alzare la voce.
Persi spiega e insegna ma si argina ai pilastri della tecnica e della storia, dei maestri e della libertà. Non incute concetti e scelte che apparterranno al singolo solo nella maturità di pensiero ed esperienza.
Alimenta intimamente la propria consuetudine introspettiva e filosofica ma in pittura semplifica e adotta un linguaggio di comprensibilità, di potenzialità plurale e collettiva, per uscire dal monologo e instaurare il dialogo. Due costanti della sua personalità.
Il monologo appartiene all’essenza della speculazione intellettuale e per garantire la solitarietà di pensiero si veste di spinosa burberità a tutela del proprio mondo. Il dialogo è necessità dissimulata in attesa del prossimo per condividere sentimento e passione.
La chiarezza espressiva assume valore di rilievo, tanto più in epoca difficile e inflazionata da effimere complicazioni, per l’immediatezza e la solidità di rapporto con il pubblico.
Il linguaggio, che già si è appropriato della bellezza, diviene ulteriore strumento per condurre ai contenuti e innesca il meccanismo di suggerimento, suggestione e lettura soggettiva nella facoltà di evocazione.
Questa tensione, consapevolezza e prospettiva di Persi, determina anche l’alternanza linguistica della sua pittura.
Apparentemente oltre la norma della coerenza, si inoltra e ritorna da territori divergenti, varca confini e poi rimpatria, svetta e torna a valle.
Invece di un percorso già noto e consolidato anche nel tracciato di artisti storici, che dalla figurazione procede alla sintesi e affiora ad esiti informali e astratti, Persi vive in parallelo, si direbbe oggi in tempo reale, canoni diversi.
Il motivo consiste probabilmente nel dualismo tra spontaneità di linguaggio e strumento di dialogo.
Ben presto, nel corso degli anni, Persi consegue forte sintesi, capacità di dedurre dal contesto del reale l’elemento suggestivo che risuona poi in concerto intimo. L’atmosfera, che nitidamente permea i suoi dipinti di ordine figurativo, si impenna in luce, in musicalità, nel ritmo dinamico di rapporti incalzanti sino all’euforia della sensazione.
La sintesi procede e raggiunge l’affiorare dell’immagine in una struttura di segni, di forze contrapposte a suggerire percezioni evocative.
E’ probabile sia quello il linguaggio più autentico e intimo, forte anche nel gesto, nella materia pittura, nella vibrazione del quadro, là dove si intuiscono immediatezza e unicità, sentimento e azione del pittore.
Ma in parallelo Persi intona anche un canto lirico, quasi melancolia di un tempo suadente, immobile, estraneo al divenire della società.
Immagini che appartengono al reale e ne divengono simbolo, emblema del luogo e della gente.
Un’elegia di serenità, un’oasi di quiete, sinfonia di colori nel riverbero di luci e ombre, di acque specchianti e architetture riflesse, come vita e sogno, come essere ed apparire.
Una dimensione poetica di imperturbabilità che certamente appartiene alla interpretazione artistica di Persi ma forse meno alla sua autentica personalità di pittore, teso a raggiungere, nella vibrazione dell’istante, la misura dell’assoluto.
Una concessione dunque, non alla lusinga del mercato, che peraltro Persi ha vissuto e vive in modo marginale, quasi evenienza occasionale, ma alla comprensibilità del linguaggio, alla vitalità del dialogo.
Il fondamento della parola è importante per lui come la misura in pittura. Letta, scritta o dichiarata, rimane tessuto di umanità, sintesi costruttiva per continuare il cammino.
Certamente gli si deve riconoscere grande esito: la vicinanza e la stima della Comunità di Brivio, oggi formalmente dichiarate ma sempre diffuse e manifeste, testimoniano un rapporto diretto e intenso, un riferimento di certezza e un colloquio di riconoscenza.
E’ raro riscontrare analogia di partecipazione collettiva ed è insolito così forte radicamento della reciprocità.
Nel corso degli anni, Persi ha offerto e dato; e Brivio ha raccolto e conservato, alimentando nel tempo una storia di cultura e umanità.
Dalla sua prospettiva solitaria, Persi osserva il mondo e guarda il fiume.
Lui sa che tutto scorre eppure qualcosa rimane.
Nel mare del mondo desiderava un punto fermo per riflettere e dire. A Brivio ha trovato l’isola in terraferma. Mormorio d’acqua, sinfonia di stelle e l’orizzonte della pittura.

Claudio Rizzi





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