curatore esposizioni di arte moderna e contemporanea CLAUDIO RIZZI : critico d'arte  




ESPOSIZIONI 2009

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SUGGESTIONI
POETICHE E TEMATICHE DALLE RACCOLTE DEL MUSEO

Data: 17 aprile - 24 maggio 2009
Sede: Maccagno (VA), Civico Museo Parisi-Valle, via Leopoldo Giampaolo 1
Patrocinio: Regione Lombardia e Provincia di Varese
Collaborazione: Comune di Maccagno, Civico Museo Parisi-Valle, Ad Acta.


Il Museo Civico di Maccagno, dal 2006 al 2009, ha attuato il progetto “Acquisizioni” e nel percorso quadriennale ha selezionato circa duecento opere a sintesi del panorama di contemporaneità e a interpretazione delle differenti tendenze appartenenti al nostro tempo.

“Suggestioni” propone uno scenario omogeneo tra le opere acquisite dal Museo configurandosi quale traduzione pratica, punto di partenza e non traguardo, di un’idea che oggi indica nuovi percorsi e si propone come modello, o stanza di sperimentazione, per ragionare d’arte contemporanea senza enfasi di ridondanza ma nella conoscenza delle strutture portanti.
L’Arte Contemporanea, distaccatasi dall’obbligo figurativo imperante sino all’avvento dell’Ottocento e alla dichiarazione d’indipendenza del moderno, poggia solidamente sui fondamenti di evocazione e suggestione. Al carattere narrativo, che implicitamente conteneva fini didattici, didascalici e moraleggianti, si è sostituito il vettore dinamico della libertà di interpretazione attraverso suggerimento o quesito rivolti alle corde emotive. La rassegna affronta questo tema e approfondisce la lettura dei linguaggi artistici nell’attualità.

La mostra propone quarantacinque opere, tutte di proprietà del Museo Civico di Maccagno, appartenenti a quarantacinque artisti:

Sergio Alberti, Giuseppe Ayna, Paolo Barrile, Anna Clara Beltrami, Paolo Bonaldi, Alessandra Bonoli, Giovanni Bruno, Claudia Canavesi, Elisabetta Casella, Nino Cassani, Lorenzo Cazzaniga, Alfredo Colombo,
Melo Consoli, Giancarlo Curone, Francesco Dalmaschio, Mario De Leo,
Ilaria Forlini, Mauro Fornari, Giovanna Fra, Grazia Gabbini, Adriana Marchetto, Max Marra, Franco Marrocco, Gualtiero Mocenni, Elena Modorati, Maria Molteni, Antonio Musella, Ayako Nakamiya, Daniela Nenciulescu, Raffaele Penna, Lucio Perna, Antonio Pizzolante, Gabriele Poli, Grazia Ribaudo, Giusi Santoro, Alessandro Savelli, Paolo Schiavocampo, Ida Rosa Scotti, Stefano Soddu, Osvaldo Spagnulo, Elena Strada, Luigi Stradella, Alessandro Traina, Armanda Verdirame, Pierantonio Verga.



Testo in catalogo di Claudio Rizzi:

Suggestioni

Dalla visitazione di siti internet con specificità in materia, dai quesiti posti e dalle istanze d’approfondimento, si deduce quanto i giovani, studenti, laureati o praticanti, desiderino ampliare la conoscenza e la padronanza del concetto di museo.
In effetti, nell’epoca targata globalizzazione, là dove pare di possedere tutto anche senza aver elaborato nulla, quando il divenire appare irrefrenabile, vittima e colpevole al contempo di una velocità tale da eludere ogni possibilità di verifica e di controllo, l’idea di museo può apparire, nell’intimo substrato di staticità, come anacronismo aristocratico erede di cultura da abbattere e da tradurre nel compromesso venale di liberismo della produttività.
Ma nonostante gli imperativi del futile, derivanti dai media, dai modelli e persino dalla politica, che pure dovrebbe essere girone superiore e privilegiato del pensiero umano, il concetto di museo ancora affascina e permane, seppure sottopelle, come naturale cromosoma di convivenza civile.
Si potrebbero attivare varie ricerche a motivarne il perché ma inizialmente può bastare anche una considerazione preliminare. La parola museo, in qualsiasi lingua venga pronunciata, è una delle poche al mondo ovunque recepita. Si contano sulle dita e forse di una mano sola. Senza scandalo e senza retorica, se parliamo di Dio, non tutti ci comprendono e viceversa. Ma Coca Cola, Museo, computer e, forse, Walt Disney, le capiscono tutti.
Museo tramanda il tempo, lo traduce perché lo testimonia e la memoria appartiene al mondo, importante tanto da essere talora trafugata e traslocata, non per il valore economico che una volta non esisteva ma per il significato di possesso di un patrimonio incommensurabile nei caratteri di genialità e di elevazione al sublime.
L’arte è interpretazione del proprio tempo e, quando illuminata, anticipazione del futuro. Il Museo d’Arte Contemporanea è documentazione di una fase sociale, civica e culturale. La storia si leggerà domani anche attraverso la sensibilità, di denuncia, di convivenza o di sopportazione, degli artisti e degli intellettuali.
Il Museo è vivo, attivo, responsabile delle proprie scelte. La responsabilità necessita di senso etico e preparazione in materia. Ecco perché consapevoli o meno, apportano grave contraddizione i burocrati quando propensi a statica gestione dell’immobilità oppure i consiglieri improvvisati per esibizionismo borghese, confezione d’immagine o improvvido tentativo di carriera.
Sono tutti limiti letali, contrari al principio della cultura.
Un tempo gli editori erano animati da vocazione e scelta di campo, consapevoli e determinati sino a viverne le conseguenze.
Gli artisti subivano il confino, materiale oppure esilio morale, come Levi da un lato e Sironi dall’altro.
Il territorio del dibattito non considerava nemmeno lontanamente il riscontro di botteghino. Era ideale che si traduceva in insegnamento.
Poi abbiamo seppellito i valori morali per idolatrare liberismo e guadagno: così molti dei nostri figli non trovano prospettiva e tanti vedono all’orizzonte il nulla.
Si dica quello che si vuole ma questo è un aspetto della realtà.
Nel grande equivoco sociale, il concetto di Museo è scivolato nel vallone tra mausoleo e scatolone, contenitore da riempire, di volta in volta e solo talvolta, con ingredienti impropri anche se risonanti. Sino a svuotare i caratteri di personalità per accogliere ospiti di propaganda facile anche se di esigua statura.
Ma il Museo è un’altra cosa. Piccolo o grande non importa. I carati non dipendono dalla misura e San Francesco non era Carnera.
Il Museo consiste nell’idea, nella finalità e nella programmazione di attività.
La staticità è nemico primario perché una cattiva tendenza, divenuta immagine dannosa, ha influenzato il pubblico generando una sensazione di grigiore e di muffa. Occorre trasmettere vivacità e vitalità ma nei canoni di coerenza e progetto.
Non basta l’occasionalità né valgono gli apporti estemporanei o cointeressati di amici e parenti.
Un museo fatica a consolidarsi ma basta una buccia di banana per sprofondare in acque alte.
I sostegni, i pilastri, consistono nelle proprie fondamenta, che divengono storia, presente e futuro.
Una collezione forte, capace di esprimere una sintesi dell’arte contemporanea, linguaggi e tecniche, qualità e contenuti, permette un percorso autonomo e garantisce un terreno di operatività teso all’approfondimento quanto alla panoramica.
La dotazione di un museo è molto importante per la pluralità di tematiche e per la dinamica di progettualità.
Una raccolta monografica, per quanto rilevante nell’indice patrimoniale, evidenzia sempre il limite della propria natura. Invece la molteplicità espressiva determina un concorso di valori, correlati e complementari, attivi nella tessitura di tesi, antitesi, territori di studio e dibattito.
Il nostro museo, dal 2006 al 2009, ha attuato il progetto “Acquisizioni” e ha selezionato circa duecento opere a sintesi delle espressioni del nostro tempo.
“Suggestioni” è traduzione pratica, punto di partenza e non traguardo, di un’idea che oggi indica un modello di percorso o una stanza di sperimentazione per ragionare d’arte contemporanea senza enfasi di ridondanza ma nella conoscenza delle linee portanti.
La mostra ribadisce l’identità coraggiosa del Museo, alimentata da un Comune di piccole dimensioni ma animata da indubbia personalità, capace di coerenza e autonomia nella determinazione degli obiettivi.
La suggestione configura un concetto ampio e diffuso. Appartiene a tutti, nei riverberi di sentimento, memoria e attesa.
Si contrappone alla realtà benché talune connessioni possano risultare consequenziali o complementari. Ma è frutto dell’animo più che dei sensi e in prospettiva indica lo spazio astratto più che il perimetro della concretezza.
L’Arte Contemporanea, distaccatasi dall’obbligo figurativo imperante sino all’avvento dell’Ottocento e alla dichiarazione d’indipendenza del moderno, poggia solidamente sui fondamenti di evocazione e suggestione.
Al carattere narrativo, che implicitamente conteneva fini didattici, didascalici e moraleggianti, si è sostituito il vettore dinamico della libertà di interpretazione attraverso suggerimento o quesito alle corde emotive.
Inquadrare il territorio della suggestione, proporre tematiche di lettura e opportunità di riflessione tende a rinvigorire un cammino di ricognizione e comprensione della contemporaneità.
Un percorso oggi agibile con le proprie forze, nella consapevolezza della misura e nella sobrietà delle scelte ma con intima soddisfazione.
Senza dipendere da fattori esterni che talvolta e malamente si rivelano estranei.


Claudio Rizzi





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