curatore esposizioni di arte moderna e contemporanea CLAUDIO RIZZI : critico d'arte  




ESPOSIZIONI 2009

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LUCI DELLA RIBALTA

Data: 2 aprile - 3 maggio 2009
Sede: Milano, Spazio Tadini, via Jommelli 24
Patrocinio: Regione Lombardia e Provincia di Milano
Collaborazione: Ad Acta e Spazio Tadini


Progettata come ideale continuazione della rassegna “Come eravamo” dedicata nel 2008 ai Maestri protagonisti negli anni ’70, realizzata da Ad Acta e curata da Claudio Rizzi per il Museo Civico di Maccagno, il Comune di Lecco e il Museo d’Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti, la mostra “Luci della ribalta” prosegue e approfondisce la conoscenza della contemporaneità nell’arte e nel territorio proponendo contenuti di merito e di ampia prospettiva.
Si delinea un palcoscenico nuovo nel panorama dell’arte, non solo nel rinnovamento generazionale ma nell’evoluzione di linguaggi, tematiche e poetiche.

La mostra, focalizzando personalità di forte profilo, individua caratteri di sicuro valore.
Ventuno autori, chiamati ad esporre due opere ciascuno, determinano una vivace sequenza di forme espressive arricchite anche dalla particolare adozione di materiali e strumenti espressivi.

Sono: Alberto Barbieri, Claudio Borghi, Giovanni Cerri, Francesco Dalmaschio, Mario De Leo, Giovanna Fra, Grazia Gabbini, Maria Cristina Galli, Max Marra, Franco Marrocco, Maria Molteni, Daniela Nenciulescu, Raffaele Penna, Antonio Pizzolante, Dolores Previtali, Grazia Ribaudo, Alessandro Savelli, Rita Siragusa, Elena Strada, Pierantonio Verga, Giorgio Vicentini.

Tematiche di suggestione ed evocazione, ritenute più confacenti alla libera interpretazione del pubblico e alla dialettica necessaria in arte, vengono prescelte rispetto ai canoni di figurazione. Ne deriva una rassegna omogenea, coerente e consequenziale.

A cura di Claudio Rizzi, con coordinamento di Ad Acta, Patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Milano, la mostra propone al pubblico un ampio e ulteriore capitolo della contemporaneità.

Il catalogo, Silvia Editrice, avvicina e illustra i singoli artisti attraverso servizi fotografici realizzati negli studi da Rosita Celorio Campana e testi di taglio narrativo appositamente redatti.



Testo in catalogo di Claudio Rizzi:

Luci della ribalta

Un tempo, per gli appassionati, era consueto frequentare il “cinema d’essai”. Si proiettavano film fondamentali per la traccia segnata nel percorso di evoluzione. Si trattava di approfondimento e rilettura. Gli spettatori tuttavia non disdegnavano l’attualità e la passione per i valori radicati non precludeva la visione delle opere contemporanee.
Insomma, il passato non negava il presente.
Ben diverso, almeno da trent’anni, risulta il panorama dell’arte. Ingessato in forma di archeologia della modernità, di passatismo di comodo, di ridondanza retorica miope nella considerazione del divenire.
Se la biologia vive nel corso delle stagioni, la storia si delinea nella sequenza delle generazioni. Negare dinamica e influenza significa commettere errore grave, antistorico, asociale, dunque stupido.
Si potrà affermare che una generazione appare più vuota della precedente, per pregiudizio nostalgico, o per empirismo di constatazione, o per inesatta valutazione dei rapporti causa-effetto.
Ma imporre la regola del fermate il tempo è illogico, pretestuoso ed effimero.
Eppure accade in buona misura nel mercato dell’arte come nella gestione pubblica della cultura, che sono, direttamente o di riflesso, barometro del fermento intellettuale.
Due vizi fondamentali delineano il fenomeno. Il mercato, appiattito nei dettami del profitto immediato tende al raccolto senza investire energie nella semina. L’iniziativa pubblica, protesa all’immagine e alle ragioni economiche più che ai fini prettamente sociali, didattici e formativi, insegue plauso elettorale e consenso di massa come se la cultura fosse nazionalpopolare alla stregua di un reality o di un concorso di bellezza.
Il risultato consiste nell’appiattimento del palcoscenico dedicato all’attualità e nell’enfasi rivolta ai valori immagazzinati in anni lontani.
Nessun pregiudizio per epoche trascorse ma ogni giorno si aprono le finestre per il ricambio d’aria.
Cristo si è fermato a Eboli e la scena dell’arte poco più a Nord negli anni.
Niente in contrario a De Pisis, Sironi, De Chirico e ai nomi ricorrenti nella sapiente lungimiranza di chi si esibisce nell’orgoglio di affermare cose già dette da altri. Ma ben altra considerazione, nella svolta generazionale, doveva arridere a Sughi, Vespignani, Bodini ed altri maestri di forte personalità. Invece il mercato ha tritato valori come Carpi, Borra, De Grada senza supplire nella sequenzialità di sviluppo e rinnovamento di linguaggi e poetiche.
Si potrà obbiettare che taluni maestri, avvezzi ai fasti della cronaca e dei picchi di aggiudicazione, hanno segnato rinnovamento e impulso nella seconda metà del ‘900. Ma altrettanto realisticamente occorre riconoscere che alcuni tra loro sviluppano da trent’anni medesimi esiti senza sussulto di calendario.
Si dirà che movimenti come Transavanguardia, Nuovi Futuristi, Arte Povera e Concettuale accendono fulgidamente gli ultimi decenni ma a ben vedere il lievito si è seduto, la comunicazione affievolita e le banche, per un fido, chiedono altre garanzie.
C’è qualcosa che non va, un punto di scollamento forte se non di stacco, tra mercato e bacino culturale.
Il mercato si attesta sulle proprie posizioni, si arrocca nell’opulenza dell’immagine per vanitoso compiacimento e sforzo di attrazione. L’arte procede, si alimenta, tanto o meno, nell’ideale, avanza nell’ondulazione tra serenità e avversità per seguire la chimera o la cometa dell’indole.
Un recente studio sociologico attesta che i giovani percepiscono l’arte come parametro economico. Verosimile e credibile in quanto il tema spesso inquadrato da giornali, siti internet e vox populi, si risolve nella quantificazione monetaria.
La cosa è impertinente tanto quanto stabilire quale sia il Santuario più importante in base all’indotto economico.
L’idea ormai imperante dell’investimento, alimentata dal mercato e non dallo studio dell’arte, si è rivelata molto idea e solo in parte investimento. In realtà arte e cultura sono davvero un grande patrimonio: ma interiore. Per il resto si vedrà e sono aperti tutti gli orizzonti.
L’approccio all’arte si effettua con l’animo e con la mente. La tasca è solo uno strumento per la proprietà dell’opera.
Per quanto bravi e dotati di preveggenza i mercanti, saranno vaticinatori efficaci come gli economisti e i consulenti bancari. Basta vedere la labilità di questi per dedurre la fallibilità degli altri. La cioccolata non si combina con il prosciutto e se dicessero che quel tale vino è analcolico, qualcosa non quadrerebbe.
L’arte è arte. Da avvicinare con confidenza di rapporto e comprensione di dialogo. Altrimenti è forzatura e non giova a nessuno. Soprattutto, l’arte è un panorama in evoluzione, in continuo divenire, dibattito civile di tesi e antitesi, sequenza di connessioni e contrapposizioni, territorio destinato a tutti e non solo alla categoria del lusso.
In quest’ottica, se qualcuno intendesse osservare il mondo senza limitarsi ai reperti, potrebbe gradire un suggerimento.
In parallelo alla passerella dei soliti noti si apre un altro palcoscenico.
Le luci sono intermittenti, l’energia è poca, la locandina è in formato classico, senza evidenza di clamore. Eppure, se il sipario si apre, entrano in scena attori di grande vigore, capaci di recitare a soggetto, di reggere intensi monologhi oppure instaurare dialogo di grande coralità.
Giovani, meno giovani e persino meno ancora, alcuni sdoganati, altri iscritti per il rilascio di passaporto, altri ancora in lista d’attesa compilata chissà da chi ma incombente.
Nonostante onori e notorietà, appartiene alla sfera del mistero la limitazione di riconoscimento pubblico a maestri di grande maturità come Giancarlo Cazzaniga, Paolo Schiavocampo, Luigi Stradella e Giacomo Benevelli.
Sebbene il consenso risuoni sempre alto, risulta avara rispetto al dovuto la celebrità tributata a Giancarlo Ossola e Attilio Forgioli, a Mario Raciti e Valentino Vago, a Gianfranco Pardi e Claudio Olivieri, interpreti del rinnovamento nel passato prossimo, magistrali anelli di raccordo nello sviluppo di continuità.
Alcuni spiragli di luce, quasi un miracolo a Milano di storica memoria, inquadrano a merito Alessandro Papetti e Luca Pignatelli, Marco Petrus e Velasco Vitali, Alessandro Verdi e Giuseppe Bergomi.
Risultano ormai consolidati e di pubblico dominio i percorsi di Antonio Pedretti e Paolo Borghi, di Enzo Maio, Marco Nereo Rotelli e Ugo Riva.
Mentre una nuova stagione di interesse dedicato ai Premi offre prospettive di confronto a giovani e giovanissimi, rischiano un cono d’ombra o un ruolo di nicchia autori appartenenti alla generazione intermedia come Valdi Spagnulo, Alessandro Traina, Paolo Borrelli, personalità di forte carattere, presenze autorevoli da tempo ma frenati dai meccanismi del sistema.
Quando si vorrà analizzare con obiettività il corso dell’arte, si noterà che la sequenza delle generazioni non si è mai interrotta né i valori mai attenuati e che la lettura del tessuto generale ha privilegiato alcune pagine penalizzandone altre.
Il panorama della contemporaneità è ricco e vasto. Valori di merito, oppure di eccellenza, come si usa dire oggi, si delineano in ampia declinazione e coinvolgono i diversi punti cardinali.
Se una mostra intendesse esaurire l’argomento in unica trattazione produrrebbe una lettura caotica ed equivoca. Deve sempre sussistere un punto di concatenazione degli elementi, una correlazione logica nel rispetto della coerenza.
“Luci della ribalta” chiama in scena ventuno attori. Non indicano la totalità ma formano un palinsesto.
Oggi recitano tutti in compagnia, nessuno tra loro ha veste di “capocomico” ma ognuno possiede le qualità per un ruolo protagonista.
Doti poetiche, territori tematici e risorse tecniche nella sobrietà del lavoro.
Il mondo interiore diviene spazio della vita. L’opera, anche se l’equazione appare inverosimile, è un autoritratto e il linguaggio è ammissione di se stessi.
Visti nel privato dello studio, ripresi nella verità del quotidiano, quasi raccontati in diretta.
Conoscere l’autore favorisce la comprensione dell’opera.

Claudio Rizzi





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